VERDE COME VELA - DIARIO DI BORDO

Matteo Bartolomeo

8 agosto: Partenza

L'8 agosto è giornata delirante. I corrieri, come prevedibile, non hanno ancora consegnato tutto il materiale. E non si tratta di accessori, di oggetti dei quali potremmo fare a meno: alle 9 del mattina mancano ancora pezzi fondamentali per l'allestimento della barca, oltre a tutto il materiale che comunica il progetto, chi siamo, chi ci sostiene etc…
La Maddalena è però luogo miracoloso. Me ne ero accorto in precedenti esperienze, quando ho portato i miei studenti di Alghero per un laboratorio sul futuro dell'isola e dell'arcipelago. Credo che non ci sia luogo, e non dico piccola isola, dove i problemi si risolvano tanto velocemente e senza scalpore. Persone sveglissime e competenti sanno trovare soluzioni facili, efficaci e praticabili con assoluta spontaneità e una buona dose di passione. E non è neppure il denaro a spingerli, come invece succederebbe per esempio nella città dove vivo e lavoro (Milano).
Qualche esempio: la segretaria del Comune che, non ricevendo il nostro comunicato stampa, ne inventa uno in un quarto d'ora attingendo al sito di Verde come Vela, lo invia ai giornalisti e convoca la conferenza stampa.
L'assessore Vincenzo Belli, persona di straordinaria simpatia e capacità, da vedersi un Abatantuono prima maniera un po' magro, convoca in un istante 5 persone del Comune e in 15 minuti risolviamo tutti i problemi, dal porto all'allestimento del palco in piazza. Poi a cena al suo Nido d'aquila ci racconta qualche retroscena dell'incombente G8.
Il fabbro, cui abbiamo lanciato un SOS, senza conoscerci e a un giorno dalla chiusura per vacanze, produce il supporto per il generatore eolico in sostituzione del roll bar che si dimostra troppo debole per reggere tutto il peso dell'energia rinnovabile.
Per non parlare dell'elettricista, Gigi Sanna, addirittura monumentale. Al suo primo impianto fotovoltaico e con almeno 10 clienti che lo tampinano, si appassiona e si mette a testa bassa con Hermann (e un mio piccolo contributo) per capire e realizzare.
A La Maddalena c'è un capitale umano straordinario che non può e non deve disperdersi. Mi sono interrogato sulle sue radici e la spiegazione che mi do ha mille sfaccettature: qui forse si è creata una fortunata intersezione tra grande cantieristica militare - con tutte le sue contraddizioni, ma indubbiamente fucina di saperi e competenze - carattere sardo, che, a mio avviso è specialmente orientato al pragmatismo, capacità di gestire complessità, abitudine a contare sulle risorse disponibili localmente, tipica delle isole più imprenditive.
Alle 16 arrivano i giornalisti per audio e video interviste, mentre ancora montiamo stendardi, salutiamo, diamo spiegazioni a gruppi di curiosi, abbiamo a bordo due giovanissimi visitatori, issiamo il generatore eolico, incontro Giovanni De Muro, editore del Sole 24 che conosco da anni, ma non sapevo fosse maddalenino.
Siamo orgogliosi: vogliamo e dobbiamo partire l'8 nonostante tutti i ritardi, il gran maestrale e i consigli del vicino di barca che ci invita alla prudenza. Che si parta, anche a costo di rifugiarci nella prima baia. Alle 18 si mollano le cime, direzione Porto Palma, dove aspetteremo Davide, in ritardo da Milano.

Presenti: Matteo, Alberto, Fabio, Hermann, Stefano, Daniele e, dalle 22, Davide.. In banchina anche Federico e Gaené (con Onnik e Aik), che troveremo più avanti.

4 miglia percorse, tutto a vela.

Torna su

9 agosto: Da Caprera alla Tavolara

Siamo nella rada di Porto Palma, a Caprera, dove ieri abbiamo recuperato in maniera rocambolesca il settimo, l'ultimo dell'equipaggio tutto al maschile che navigherà per la prima settimana.
Qui ha sede la mitica e direi più importante scuola di vela italiana, che pure ha patrocinato il nostro Verde come Vela.
Gigi Sanna, il leggendario elettricista, si è affezionato a noi e non vuole abbandonarci prima di avere testato tutto e controllato il corretto funzionamento di pannelli e generatore eolico. La sua passione è tale che ci raggiunge mentre siamo alla fonda e quindi andiamo a prenderlo con il nostro gommone. Lui è arrivato ai capannoni della baia con la sua moto, portandosi dietro pesanti cassette degli attrezzi ma anche sei brioches! Alzi la mano chi ha mai visto un elettricista arrivare di buona mattina con cornetti e bomboloni.
Qualche cosa ancora non funziona, mi collego a internet alla ricerca di libretti delle istruzioni, consigli di installazione e disegni di impianti elettrici. Gigi e Hermann, il nostro tedesco prestato al fotovoltaico, brigano e capiscono l'errore, la dimenticanza. Il caricabatteria deve essere alimentato dalle batterie e non prende energie dai pannelli (già a pensarla, la cosa mi sembrava strana, a scriverla mi pare un ossimoro).
La barca può essere ricostruita e in pochi minuti passiamo da uno scenario post-bellico a un natante pieno zeppo ma ordinato. Ultima cosa: dobbiamo riportare Gigi a terra e smaltire un po' di rifiuti. Commiato commosso da Gigi, che per i suoi servigi chiede una modica cifra (aveva detto alla moglie "non diventeremo mai ricchi", vero) e gita alla ricerca di cassonetti. La situazione raccolta differenziata a La Maddalena è primitiva, per usare un eufemismo, e alcuni rifiuti ritornano in barca.
Il maestrale continua a soffiare a 25 nodi (nostra stima, abbiamo ancora il segnalatore del vento che fa le bizze), mare schiumato, cielo terso come non mai. Si parte alle 16 in direzione Tavolara, quindi verso est e poi sud, con vento favorevole. E infatti voliamo, pure con una mano di terzaroli. Al lasco e traverso tocchiamo gli 8,5 nodi, niente male!
La sosta a La Tavolara non è praticabile con questo vento e cerchiamo rifugio nella baia di Portisco - Porto Rotondo, dove la nostra barca, dignitosissimo 12 metri, sembra un tender di uno dei mega yacht alla fonda. Nessuno in navigazione, tutti a mollo, forse già con il gin tonic in mano.
La rada ci pare un posto ottimale, ma siamo ingannati dalle numerose barche alla fonda. E infatti, mentre mangiamo sotto coperta (fuori è troppo freddo), l'ancora comincia ad arare mentre noi ignari stappiamo la seconda bottiglia. Qualche cosa non mi quadra e esco in pozzetto, quando ormai siamo a pochissimi metri dalla collisione con una barca sottovento. I miei amici direbbero "solito culo", scusate il francesismo. Io invece mi difendo in anticipo: istinto di sopravvivenza.
Dobbiamo ormeggiare e ci sembra di buon auspicio metterci accanto a una barca disalberata ….

Presenti: Matteo, Alberto, Fabio, Hermann, Stefano, Daniele, Davide.

17 miglia percorse, tutte a vela.

Torna su

10 agosto: Dalla Sardegna a Ponza

Incontro all'alba con il marinaio della barca disalberata. La barca porta a meraviglia i suoi 20 anni, in acciaio, costruita in Sudafrica. Dopo qualche parola aggressiva (ci siamo arrotolati a un gavitello che apparteneva a questo tizio), il clima si è disteso e il marinaio, un quarantenne genovese che cura questa barca da anni, ci racconta la vicenda del disalberamento, che forse vale la pena raccontare, per sommi capi. Lui è solo in barca e solo due notti prima l'ancora molla e la barca attraversa tutta la baia prima di schiantarsi contro un mega yacht che è ancora ormeggiato, lì in fondo alla baia.
Uno riporta qualche graffio, l'altro il disalberamento e forse pure il licenziamento. I periti delle assicurazioni stanno ancora valutando i danni del mega yacht quando passiamo lì vicino, diretti a Mortorio, la piccola isoletta che sarà il nostro tramponino prima della traversata.
Mortorio sarebbe anche bellissima, ma le barche arrivano come mosche e nel giro di mezz'ora siamo completamente circondati da natanti a vela e motore. Sono in testa d'albero per cercare di sistemare il segnalatore di vento e il passaggio dei diportisti a velocità sostenutarende il rollio quasi insopportabile lassù a oltre 15 metri sulla linea d'acqua.
Si parte alle 11,30 con uno scorfano e il ricordo di stefano di un'esperienza di pesca con una ragazza che proprio scorfano non è. Sono le prime avvisaglie della forte attenzione al gentil sesso che caratterizzerà il nostro sbarco a Ponza.
Lo scorfano finisce in pentola solo qualche minuto dopo, con qualche pomodoro fresco a completare il condimento per un'ottima pasta. Complimenti a Stefano anche per aver mantenuto alta la concentrazione in presenza della bella sirena che lo accompagnava.
Le miglia da fare non sono poche. Qualcuno non è stato mai in barca a vela, altri non hanno mai fatto un salto così significativo prima di toccare terra di nuovo (160 miglia in un colpo solo non si fanno spesso in mediterraneo lontani dalla costa).
Il mare che attraversiamo non è proprio affollatissimo. Siamo ad agosto, ma non vedremo nemmeno una barca fino alle 12 del mattino successivo!
Si parte con condizioni ideali: vento da nord, 7-9 nodi, oltre 6 nodi di velocità al traverso fino alle 19, quando siamo costretti a ammainare le vele. Con il segnalatore di vento che ancora non funziona, la navigazione a motore di notte non mi pare detestabile.
Alle 19 prima panificazione in alto mare: preparo una sorta di pane arabo, da cuocere in padella sia per velocizzare la cottura che per limitare l'uso del gas. Si condisce il tutto con formaggio, prosciutto e salame. Qualcuno ha un accenno di nausea, ma nulla di che.
Alle 23 si preparano i turni.
Dalle 24 alle 2 Stefano e Davide; dalle 2 alle 4 Alberto e Hermann, Dalle 4 alle 9 Fabio e Io. Daniele, che e' in barca per filmare viene esentato, diventa una sorta di cellula dormiente da risvegliare solo in caso di necessità. Dormiremo e navigheremo benissimo per tutta la notte, a 1800 giri.

Presenti: Matteo, Alberto, Fabio, Hermann, Stefano, Daniele, Davide.

80 miglia percorse: 7 ore a vela e 4,5 a motore

Torna su

11 Agosto: Arrivo dalla Sardegna a Palmarola e Ponza.

Mi viene a svegliare alberto, sono le 4.
La navigazione di notte fino alle prime luci dell'alba è sempre occasione di meditazione, di conversazione più intima, di approfondimenti e di contatto con il mondo che deve ancora farsi. Un pizzico di tensione e di paura, quando scende la sera e ancor prima quando si fa la rotta, sono ingredienti importanti nel rendere magica la traversata accompagnati da stelle o luna che sia.
Siamo con Fabio, si discute di passato e di come siamo arrivati dove siamo. Siamo a circa 50 mg dalla costa e si intravedono i bagliori di Roma, a prua. La nostra rotta è un est preciso, verso il sole che comincia a diffondere la propria luce proprio dietro le luci artificiali di Roma. E' già il momento di fare tirare su la testa ai pannelli fotovoltaici che sembra salutino il sole, disposti in verticale a guardare verso la prua della barca.
Alle 9,30 ci danno il cambio coloro che hanno fatto i primi turni, torno a dormire per svegliarmi quando già di vede Palmarola e Ponza.
A pranzo non ci facciamo mancare nulla, nemmeno dopo venticinque ore di navigazione: Alberto e Fabio diventano pericolosi se catturati dalla fame e quindi è sempre meglio avere un atteggiamento anticipatorio.
Arriviamo a Palmarola dopo 27 ore di navigazione, 8-6 in meno di quanto preventivato! Di queste, 15 a vela e 12 a motore, sempre a meno di 2000 giri. Abbiamo forse illuso i meno esperti, che penseranno che il viaggio in barca a vela sia sempre così smooth.
L'equipaggio, totalmente assortito e per nulla collaudato, faccio io da garante, funziona benissimo, non solo nella conduzione della barca (aspetto ovviamente non trascurabile quando si deve attraversare lontano dalla costa un mare per 160 miglia). Non voglio essere retorico, ma siamo un po' tutti sorpresi dall'alchimia che si è creata, dalla spontaneità, reciprocità, rispetto e un sacco di cose che avevo scritto nel progetto (vedi i valori di Verde come Vela) e che pensavo fossero obiettivi difficili da raggiungere.
Palmarola, un'isola incantevole che visiteremo più avanti, è il luogo ideale dopo tante miglia dove fare il bagno, scandagliare il fondale e infilarsi tra le rocce. Ne approfittiamo anche per fare un po' di riprese, mettendo Fabio (Nikon) e Davide (Cinepresa) sul tender. Hermann ai pannelli, Davide e Alberto alle scotte, Stefano tattico e io al timone, tutti rigorosamente abbigliati e brandizzati (per citare Alberto), volteggiamo eleganti intorno al gommone, avvicinandoci sempre di più per incutere un po' di timore ai nostri cineoperatori. Divertimento!
I due tornano a bordo alle 17, è ora di partire per Ponza dove vogliamo sbarcare per un po' di nightlife. Altre 6 miglia e siamo in rada. Si sbarca con il tender.

Presenti: Matteo, Alberto, Fabio, Hermann, Stefano, Daniele, Davide.

86 miglia, 8 ore a vela e 7,5 a motore.

Torna su

12 agosto. Ponza

Rimango a terra per sistemare un po' di carte, rimettere in ordine idee e ritagliarmi uno spazietto di solitudine, di cui ho periodicamente bisogno.
In Comune incontro assessore al Turismo (persona squisita) e sindaco. Caldo opprimente, ma i bar all'ombra offrono un ottimo approdo. Il Tripoli è degno di nota.
Tessa Gelisio è a Ponza e progettiamo un incontro. Tessa col suo Pianeta Mare è diventata una paladina della tutela del mare e negli ultimi mesi ci siamo reciprocamente aiutati, lei per Verde come Vela e io per il suo libro su diporto e ambiente. Magari riusciamo a fare qualche cosa Verde come Vela - Pianeta Mare
L'appuntamento è al Frontone, posto che i nostri viveur Davide e Stefano ben conoscono. Il Frontone - con i suoi 100 decibel alle 18, i muscoli lievitati con gli steroidi, una tonica a 10 euro, non è esattamente un luogo in armonia con i valori di Verde come Vela. Vengo sempre accusato di essere bacchettone e questa volta rinuncio di buon grado, divertendomi un mondo a passare ai raggi x la fauna del luogo.
Questo luogo di perdizione ci distoglie dagli impegni con la Capitaneria di Porto, la rappresenta La Legge in mare e così manchiamo l'appuntamento delle 19, orario che stupidamente avevo interpretato in maniera lasca, per approdare in banchina. Nulla è perduto, mi scuso con il comandante e incidente chiuso.
Siamo pronti per la cena e per mondare tutte le attrezzature sul frequentatissimo passeggio in piazza. Trasporto (via mare con il tender elettrico, e montaggio sono da comica. Cerchiamo di darci un tono nascondendoci mentre issiamo per la prima volta il gazebo, ma così facendo ci accorgiamo di essere ancora più ridicoli. Meglio affrontare con ironia la situazione, le risate prendono il posto dell'imbarazzo iniziale.
Ancora una volta gruppo estremamente coeso. Cerco di capire e scrivo qui la mia possibile spiegazione. La fatica dell'allestimento, e per qualcuno anche di tutta la preparazione del progetto, ha trasformato gli individui in gruppo, più di quanto la navigazione sulla stessa barca potesse fare. Nessuno a bordo è persona banale e ciascuno interpreta a modo suo questa navigazione, compresi i vincoli nel consumo delle risorse e la lentezza del viaggio.
Oggi è anche il giorno della partenza di Daniele e vogliamo a tutti i costi video-registrare delle micro interviste a noi stessi. Mantenerci seri è difficilissimo, soprattutto all'intervista di Hermann (ma qui interviene la censura).

Presenti: Matteo, Alberto, Fabio, Hermann, Stefano, Davide, Daniele

10 miglia percorse, tutto a vela.

Torna su

13 agosto. Ponza

Oggi giro dell'isola, rigorosamente a vela. Il periplo mette in evidenza la straordinarietà dell'ambiente, caratterizzato da un infinita combinazione di elementi che potremmo ritrovare in alta montagna. Solo vegetazione e manufatti dell'uomo ci segnalano che siamo al centro del mediterraneo.
Ingaggiamo un piccolo duello con uno janneau. Nonostante tutto il peso dell'attrezzatura, di gazebo, banner, cambusa per un reggimento e quintali di brochures la spuntiamo con una certa facilità. Passiamo a pochi metri dall'altro scafo, una buona occasione per suscitare curiosità.
Il ritorno al porto porta due fatti degni di essere ricordati.
Il primo: siamo tra le quattro boe rosse in attesa della chiamata della capitaneria, insieme a tante altre barche. Come scrollare dal torpore comandanti a fine giornata: un bel questionario, che viene somministrato direttamente dal tender elettrico.
Il secondo: sempre tra le boe rosse, siamo in ascolto sul canale 12 del VHF e la capitaneria invita il Gatto Mammone a a farsi avanti. Risponde una ragazza proprio mentre agguanto il microfono del nostro VHF. Ci mettiamo un po' a capire cosa sta succedendo: ci sono due Gatto Mammone che attendono di entrare in porto! Siamo basiti. Immagino lo sconcerto dell'addetto della capitaneria.

Presenti: Matteo, Alberto, Fabio, Hermann, Stefano, Davide

14 miglia percorse. 2 ore a vela, 30 minuti a motore

Torna su

14 agosto: da Ponza a Ventotene

Dopo aver consegnato Fabio al suo aliscafo, direzione Napoli, ci spostiamo verso una rada per bagno e colazione. Sentiamo tutti la mancanza delle notti in rada, cui dobbiamo rinunciare per dare visibilità alla barca e al progetto, e non rimane che spostarsi di prima mattina simulando l'effetto risveglio in mezzo al mare.
Il posto dove gettare l'ancora deve rispondere innanzitutto al criterio della prossimità, non vogliamo infatti sottrarre troppo tempo alla navigazione che ci aspetterà. Forse il caso, più probabilmente la straordinarietà di Ponza, rimane il fatto che ormeggiamo in un luogo di assoluta bellezza: di fronte a noi una roccia grigio chiara, striata di giallo (zolfo?) e poco più un la' roccia nera. A qualche decina di metri dalla costa si staglia un basiluzzo che sarà la meta delle nostre escursioni, immersioni, attraversamenti di piccole gallerie subacquee. Si parte per Ventotene intorno alle 12, con poco vento, ma sufficiente a spingerci a più di 4 nodi per buona parte del percorso. Quando i movimenti del boma si fanno insopportabili, sarà il momento di mettere randa al centro e accendere il motore.
E' una navigazione serena, la barca sembra prima un'emeroteca e poco dopo una biblioteca: forse i cervelli lavorano troppo.
A Ventotene piccola sosta per bagno prima dell'ingresso in porto. Vorremmo ormeggiare appena prima dell'arrivo di Carolina, previsto per le 19, ma sarà un ormeggiatore in stato di ebbrezza a ritardare l'ormeggio. Non riusciamo ad affermare i nostri diritti e troviamo spazio all'inglese, aiutati da un simpaticissimo dipendente della Guardia Costiera. La situazione ci sembra molto buona, ma non sappiamo ancora cosa ci aspetta per il giorno dopo.
Stefano continua a incontrare amici e conoscenti. Dopo circa una ventina di esemplari a Ponza è il turno di Ventotene. Ceniamo quindi con Lisa a Gilberto, da Benito, che scopriremo essere una figura leggendaria sull'isola. Durante la cena scorrono ragazzi con carriole piene di pallet; pensiamo inizialmente a una pratica avanzata di raccolta differenziata, con conferimento del legno con luna quasi piena. Non è così. Gli adolescenti dell'sola si preparano al grande falò confiscando tutto il legno senza proprietario (forse finiscono nel fuoco anche tavoli e sedie ancora in attività). La spiaggia dove si consuma questo rito si colora di riflessi gialli e rossi e si anima di urla, musica e tintinnio di bottiglie. Ci sentiamo un po' anziani, ma non così tanto da immedesimarci nel ruolo dei genitori.
Hermann è stregato, impugna la macchina fotografica e si piazza davanti al fuoco, I nostri timori, abbiamo paura che venga gettato al rogo, vengono subito fugati quando si capisce che la voglia di apparire nello scatto di uno sconosciuto è irrefrenabile.

Presenti: Matteo, Alberto, (Fabio), Hermann, Stefano, Davide, Carolina

30 miglia percorse. 4,5 ore a vela, 2,5 a motore.

Torna su